Il fascino della radio: quando tutto è cominciato…
C’è un momento nella vita di ogni radioamatore che non si dimentica mai. Per me è stato un pomeriggio da bambino, con un walkie-talkie tra le mani. Non era un giocattolo qualunque — era una finestra sul mondo. La scoperta che la mia voce poteva viaggiare nell’aria, invisibile, e raggiungere qualcuno dall’altra parte senza fili, senza cavi, senza nulla. Solo le onde.
Quella sensazione di magia pura — oggi quasi impossibile da spiegare a chi è cresciuto nell’era di WhatsApp — è il seme che ha germogliato in oltre 40 anni di passione per la radio.
La Citizens Band: la radio di tutti
Il passo successivo è stato naturale e inevitabile: la Citizens Band, il mitico CB radio sui 27 MHz Megahertz: milioni di oscillazioni al secondo, l’unità con cui si misura la frequenza.. Negli anni ’80 e ’90 in Italia il CB era un vero e proprio fenomeno culturale e sociale. Camionisti, hobbisti, giovani annoiati e curiosi — tutti con il microfono in mano, tutti sintonizzati sulle stesse frequenze. Era una comunità reale, fatta di voci e soprannomi, molto prima che i social network inventassero le community digitali.
La mia prima radio “seria” è stata il President Lincoln CB — un ricetrasmettitore Una radio che sa sia ricevere sia trasmettere. che per la mia generazione ha lo stesso valore sentimentale che una Fender Stratocaster ha per un chitarrista. Linee decise, costruzione robusta, e soprattutto la capacità SSB Un tipo di trasmissione in voce molto usato dai radioamatori sulle onde corte. (Single Side Band): grazie alla banda Un gruppo di frequenze vicine usate per lo stesso scopo, come una corsia dell’autostrada. laterale unica, la voce viaggiava molto più lontano del solito, molto più in là del canale 19.
E poi è arrivato quel momento. Il primo collegamento in SSB con un radioamatore francese. Un momento epifanico, lo chiamo ancora così. Non era più la chiacchiera locale tra vicini di frequenza Il «canale» su cui trasmette una stazione. — era un confine valicato. Un’altra nazione. Un’altra voce che rispondeva dall’altra parte di centinaia di chilometri di etere aperto. Fu lì che capii: questo non era un hobby. Era una vocazione.
1993 — Nasce IW6OWU: la patente e la prima stazione vera
Nel 1993 prendo la decisione più importante della mia vita radioamatoriale: conseguire la patente di radioamatore. Non è un passo da prendere alla leggera — richiede studio serio, mesi di preparazione su elettronica, propagazione Il modo in cui le onde radio viaggiano nell’aria. delle onde radio, normativa internazionale. Ma ogni ora passata sui libri è valsa la pena.
Il nominativo La «targa» personale di ogni radioamatore, come IZ6CLV. assegnato è IW6OWU — prefisso del distretto 6, Abruzzo. La mia identità nell’etere. Ancora oggi, quando sento quel nominativo, provo un brivido.
La prima radio “vera” è uno ICOM IC-706: all-mode, tutte le bande HF Le onde corte, tra 3 e 30 MHz, che possono arrivare dall’altra parte del mondo. più la VHF Le frequenze tra 30 e 300 MHz, dove ci sono per esempio la radio FM e gli aerei., compatto ma straordinariamente capace. Una scelta che ancora oggi, a distanza di trent’anni, viene considerata lungimirante — il 706 ha segnato un’intera generazione di radioamatori per il suo rapporto eccezionale tra prestazioni e dimensioni.
Abbinato a un’antenna direttiva ECO 3 elementi per le HF e una KLM 13 elementi VHF/UHF montate su un traliccio da 6 metri con rotore Yaesu, il sistema offriva finalmente quello che ogni radioamatore sogna: un segnale direzionale, un gain reale, la differenza concreta tra essere sentiti e ricevere un rapporto di 59.
Roma, IW0EOD e la svolta definitiva del 2003
La vita porta a Roma. Il Ministero delle Comunicazioni assegna il nominativo temporaneo IW0EOD — prefisso del distretto 0, Lazio. Operare in una metropoli come Roma è una sfida diversa: interferenze elettromagnetiche ovunque, spazi ridotti per le antenne, propagazione condizionata dall’ambiente urbano. Ma ogni difficoltà è anche una scuola.
Poi, nel 2003, arriva la svolta che aspettavo: la licenza ordinaria di esercizio, con esame teorico e — soprattutto — esame pratico in codice Morse CW Il codice Morse trasmesso via radio.. In quegli anni l’obbligo del Morse era ancora in vigore a livello internazionale, e l’Italia lo aveva mantenuto anche dopo la rimozione del requisito da parte dell’UIT.
Imparare a trasmettere e ricevere il codice Morse non è stata una formalità burocratica. È stata un’esperienza profonda. È la stessa lingua di Guglielmo Marconi, dei marinai in mezzo all’oceano, dei pionieri della radio. Ogni punto e ogni linea porta il peso di più di un secolo di storia delle telecomunicazioni. Entrare in quella fraternità millenaria è stato un privilegio.
Da quel momento il mio nominativo definitivo è IZ6CLV. Quello che porto ancora oggi, con orgoglio, da Cellino Attanasio, in provincia di Teramo, Abruzzo.
Oggi: YAESU FT-DX10, la Cornuta Prosistel e i modi digitali
La stazione che ho oggi rappresenta un salto tecnologico quasi incomprensibile rispetto a quella prima ICOM del 1993. Il YAESU FT-DX10 è un ricetrasmettitore SDR Una radio in cui gran parte del lavoro lo fa un programma sul computer. ibrido da 100 watt, con filtri DSP Un piccolo computer dentro la radio che pulisce il suono e toglie i disturbi. avanzati e un display a colori che mostra lo spettro La «mappa» delle frequenze, dove ogni segnale appare come una riga o una montagnetta. radio in tempo reale — una cosa letteralmente inimmaginabile trent’anni fa.
L’antenna principale è la Prosistel PST-1524TV “Cornuta”: un dipolo Un’antenna semplice fatta di due bracci uguali, uno da una parte e uno dall’altra. intrappolato per le bande 10–15–20–40 metri, compatta, installabile anche in spazi ridotti, perfetta per il mio QTH Il luogo da cui trasmetti. a 415 metri sul livello del mare a Cellino Attanasio. Una verticale HF multiband completa il sistema coprendo anche le bande WARC — 17, 12 e 30 metri — quelle bande internazionali tradizionalmente libere dai contest Una gara tra radioamatori per fare più collegamenti possibile in un tempo stabilito., più silenziose, ideali per i QSO Un collegamento radio tra due stazioni. tranquilli e le conversazioni vere.
Il mondo radioamatoriale è cambiato enormemente in questi 40 anni. I modi digitali FT8 Un modo digitale: il computer manda e riceve brevi messaggi anche con segnali debolissimi. e FT4 hanno rivoluzionato il traffico HF: oggi con 5 watt e un’antenna di fortuna si collegano i cinque continenti. Il software Log4OM gestisce il log automaticamente, WSJT-X decodifica segnali impercettibili al nostro orecchio, e le conferme QSL La conferma di un collegamento, spesso una cartolina. arrivano in pochi secondi via LoTW Il sistema online dell’ARRL per confermare i collegamenti. invece di settimane via posta.
Eppure, nonostante tutto questo, l’emozione di un nuovo collegamento è rimasta la stessa. Cambia la tecnologia. Non cambia la magia.
Conclusioni
A volte i momenti più semplici racchiudono la saggezza più profonda. Lascia che i In un’epoca in cui comunicare è diventato banale — un tap sullo schermo e sei dall’altra parte del mondo — la radio mantiene un fascino irriproducibile. Perché ogni collegamento ha ancora il peso specifico di qualcosa conquistato: la propagazione giusta, l’antenna orientata bene, il timing preciso. Perché dall’altra parte c’è sempre una persona reale, con un nominativo, un QTH, una storia. pensieri si calmino e la chiarezza ti troverà. Usa questo spazio per condividere una citazione ispiratrice o riflessiva, perfettamente in linea con il tema del tuo articolo.
IZ6CLV – Guido